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LE CURE PALLIATIVE

Foto Hospice

I progressi della medicina hanno portato alla sconfitta di numerose gravi malattie e, contemporaneamente, hanno radicalmente trasformato il decorso di molte altre.
Sempre più di frequente i medici si trovano nella condizione di dover gestire malati affetti da patologie a decorso cronico.

Molto spesso la medicina è in grado di controllare e di rallentare l'evoluzione di alcune malattie anche per lunghi periodi, ma, in seguito, le possibilità di controllo si esauriscono e diventa inesorabile l'evoluzione verso la morte. É la cosiddetta "fase terminale" che può essere anche relativamente lunga: può durare settimane o mesi ed è caratterizzata dalla presenza di una serie di sintomi fisici e da sofferenze psicologiche, sociali e spirituali che rendono estremamente scadente la qualità della vita che resta.

Nella seconda metà del secolo scorso è nato, all'interno della medicina scientifica, un movimento - il movimento hospice - che ha rivalutato un obiettivo delle cure che la trionfante medicina tecnologica aveva trascurato: il ruolo della lotta alla sofferenza, della "palliazione". Quando la guarigione o il prolungamento della vita non sono più obiettivi realistici, compito dei curanti è la lotta al dolore, alle sofferenze fisiche e psicologiche, cioè il miglioramento della qualità della vita.

In Italia la medicina palliativa si è sviluppata soprattutto come cura del malato a domicilio. Tuttavia si è progressivamente sviluppata la convinzione che sia necessario disporre di strutture di ricovero in cui accogliere, per lo più per periodi non prolungati, malati che non potevano essere seguiti adeguatamente a domicilio.

Per essere coerenti con lo spirito del movimento hospice queste strutture devono avere caratteristiche costruttive e organizzative particolari.

Devono essere piccole, cioè in grado di accogliere non più di 15/20 pazienti. Devono essere costruite ispirandosi più al concetto di casa che a quello di struttura ospedaliera.
Non necessitano di sofisticate dotazioni diagnostiche e terapeutiche (low tech) ma devono avere una forte dotazione di personale specificamente preparato (high touch). L'organizzazione della cura, all'interno di queste strutture, deve porre le esigenze dei singoli pazienti in primo piano e mai queste devono essere sacrificate alle necessità della gestione.

Come la casa, queste strutture devono essere rispettose della privacy dei pazienti e delle loro famiglie, ma contemporaneamente devono essere in grado di combatterne la solitudine e il senso di abbandono. Il paziente deve esservi accolto quando e se lo desidera, ma il ritorno al proprio domicilio deve sempre essere considerato un obiettivo da perseguire, secondo le condizioni e la volontà del malato.